mercoledì 14 aprile 2010

Mi devo preoccupare?

Oggi sono uscita di casa con due scarpe diverse.
Non diverse, diverse come potrebbero essere una tacco dodici e una ballerina...
Non proprio così, che comunque sarebbe stato meglio perché almeno avrei notato il dislivello nel passo.
Erano due tacco medio, ma molto, molto diverse.
Colore diverso, pellame diverso, una con la fibbia, l'atra con particolare in colore contrastante...
Non me ne sono assolutamente accorta. Poi mi telefona mia figlia e mi dice "mamma, credo tu abbia addosso due scarpe diverse". Il tono era titubante, sia per l'enormità della cosa, che per la malcelata preoccupazione sul mio stato mentale.. In fin dei conti è una brava figlia.
Abbasso lo sguardo e mi accorgo che è vero, ha ragione...
Il bello è che, pur provando a ricostruire come possa essere successo, dato che erano tutte e due nella scarpiera al loro posto, non ricordo nulla del momento in cui sono uscita...
Ero talmente di fretta, talmente assorta in mille pensieri che .... è successo. E' successo e basta.
Poco fa, quando sono rientrata dal lavoro, in casa tutti mi trattavano con una strana condiscendenza, mi guardavano in modo un po' strano ... cosa avranno voluto dire?
Non è che mi devo preoccupare?
Non è che devo interpretare il segnale e prenotare una vacanza prima di combinare qualcosa di più grave?
Tropici, arrivo!

domenica 11 aprile 2010

Capilettera






questi e tantissimi altri sono qui by Jessica Hische

Bellissimi, volevo inserirne uno o due, ma sono troppo belli, non sapevo proprio quale scegliere.
Utilissimi per impreziosire il codice miniato di argomento botanico filosofico al quale sto lavorando da qualche anno.

sabato 10 aprile 2010

Sono il capitano della mia anima

INVICTUS
“Dal profondo della notte che mi avvolge, buia come il pozzo piu' profondo che va da un polo all'altro, ringrazio quali che siano gli dei per la mia inconquistabile anima.
Nella morsa della circostanze, non mi sono tirato indietro, né ho pianto.
Sotto i colpi d'ascia della sorte, il mio capo sanguina, ma non si china.
Più in là, questo luogo di rabbia e lacrime appare minaccioso ma l'orrore delle ombre, e anche la minaccia degli anni non mi trova, e non mi troverà spaventato.
Non importa quanto sia stretta la porta, quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino.
Io sono il capitano della mia anima”.

William Ernest Henley


quadro di Caspar David-Friedrich

venerdì 9 aprile 2010

Bicchiere(*) mezzo pieno o mezzo vuoto?

Un pessimista vede la difficoltà in ogni occasione;
un ottimista vede l'opportunità in ogni difficoltà.

Winston Churchill




(*)Il bicchiere è un contenitore per bevande adatto per essere portato alla bocca utilizzando una mano. Il bicchiere è tipicamente realizzato in vetro, ma ne esistono anche in plastica. Esiste una grande varietà di forme per i bicchieri, anche a seconda del tipo di bevanda
da Wikipedia

Si condensano così in questo post pensieri profondi e divulgazione linguistico-scientifica

giovedì 8 aprile 2010

Ma che ci faccio qui?

Questa mattina sono a casa dal lavoro.
Ammalata? Licenziata? In vacanza?
No, peggio, molto peggio: sono a casa per seguire dei lavori.
Da me funziona così: mio marito non può perdere neppure cinque minuti di lavoro, io invece ( secondo lui!) giornate intere.
E allora, ogni volta che in casa c'è qualche lavoro da fare, io sono la "designata", quella che si deve sacrificare...
E fin qui, potrei anche accettarlo. La cosa peggiore è che vengo lasciata a casa a sovrintendere tutta sola agli interventi più disparati.
Mi potrebbe stare bene dover assistere il tappezziere per le tende o il divano nuovo, ok anche per l'idraulico (è un classico, si sa) o il pittore con il quale scegliere la nuance per la parete del salotto... Sarebbero delle passeggiate, troppo facile: io vengo regolarmente lasciata sola con i tecnici dei computer, con gli elettricisti che devono installare il più sofisticato sistema di rete telematica in tutta la casa (sgabuzzino compreso, perché anche lì, secondo mio marito, una adeguata ricezione è assolutamente indispensabile), con quelli dell'antenna senza cavo, stereofonica, stroboscopica e chi più ne ha più ne metta..
Mio marito è un fissato di tutte queste cose, mai pago di tecnologia, di innovazione.
Ok, io non ho niente da obiettare, non mi lamento se non riesco neppure a far funzionare il minipimer perché anche quello, in casa mia, è super tecnologico e, quindi, complicatissimo...
Quello di cui mi lamento e che mi chiedo è: ma perché non rimane a casa lui, a sovrintendere a questi lavori? Perché farmi subire l'umiliazione di essere trattata come una povera deficiente, che non riesce a rispondere alle più elementari (per loro!) domande? Perché costringermi a rimanere per tutta la durata dell'intervento al telefono con lui, nel tentativo di comprendere aspetti tecnici per me assolutamente astrusi e di rispondere in modo sensato a domande incomprensibili.
Perché non rimane a casa lui? Perché? Perché, invece di farmi mille raccomandazioni, di darmi mille indicazioni, di arrabbiarsi con me se poi il lavoro non lo soddisfa, non si arrangia?
Io queste cose non le capisco. Mi pare che una volta fosse tutto diverso: le donne si occupavano delle cose da donne e gli uomini di quelle da uomini...
Ora non più. Solo che, mentre gli uomini con la scusa dell'emancipazione femminile, non si occupano più di nulla, noi donne ci occupiamo sia delle cose da donne, che di quelle da uomini...
Non se ne può più....
"Come dice? Dove passa il cavo della rete per la presa ...? Non ne ho la più pallida idea, aspetti che telefono a mio marito.."
Basta, questa è l'ultima volta!



Bei tempi, questi!

lunedì 5 aprile 2010

Collezionismo

Piove, fa freddo.
Niente picnic sui prati, oggi...
Del resto non l'avrei fatto neppure se ci fosse stato il sole.
Non mi piacciono le feste, in generale.
Non mi piacciono le imposizioni, non mi piace rispettare le tradizioni.
Del tipo "Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi" (o forse è il contrario, non so!).
Le ho sempre odiate, fin da piccola.
Non so perché..
Però ieri un momento di debolezza ce l'ho avuto anch'io, non sono proprio completamente arida. Ho pensato a quando le mie figlie erano all'asilo e a Pasqua preparavano il "lavoretto". Vale a dire oggetti di gusto che definirei bizzarro, un curioso campionario di pulcini, ovetti, coniglietti, confezionati con i materiali più disparati e insoliti... Tratto comune, a dispetto del nome e della subdola scelta del diminutivo, le dimensioni: abnormi, ogni anno più grandi..
Perché il vero problema del "lavoretto" non è tanto quello di riceverlo, simulare entusiasmo incontenibile di fronte alla pargola che lo stava preparando in gran segreto fin dal 7 gennaio (praticamente subito dopo la consegna di quello di Natale). Forse le evidentissime tracce di colore su faccia, mani e grembiulino avrebbero dovuto insospettirci, ma noi, eroiche, abbiamo fatto finta di non vedere, per non rovinare la sorpresa..
Il problema non è far finta di non sapere, fingere sorpresa, entusiasmo, appunto: il vero dramma è trovare un posto in casa dove esporlo... di solito, almeno fino alla Pasqua successiva...
Il timido tentativo di riporlo in un cassetto dopo un mese o due di esposizione provocava nell'autrice una tristezza, una delusione, alla quale non sono mai riuscita a resistere.. Inutile tentare di barare: "lo metto via, altrimenti si rovina", niente da fare... doveva rimanere esposto, e in bella mostra...
E siccome di figlie ne ho due e c'era il lavoretto per pasqua, per natale, festa della mamma, patrona della scuola, fine anno, carnevale.... l'accumulo era veramente notevole.
Notevole, ma dolcissimo, devo ammetterlo...
Che tenerezza! Che nostalgia!
Anch'io ho un cuore, che diamine!


qui