martedì 12 ottobre 2010

sabato 9 ottobre 2010

Megalomania

In famiglia non vi rispettano, in ufficio i dipendenti non manifestano il giusto timore reverenziale, dovete invitare la suocera a pranzo, discutere un affare importante? Vi sentite insicure?
Ecco la soluzione a tutti i vostri problemi.
Il tavolo giusto per chi vuole stabilire le gerarchie, per chi vuol far capire, senza tanti giri di parole, chi comanda, per accrescere l'autostima.
Magari una soluzione non molto democratica, ma di sicuro effetto.



Questo e molti altri oggetti originali su Gumdesign

martedì 5 ottobre 2010

Dire o non dire?



Ho un dilemma! Far prevalere la verità, fargli conoscere fin da ora il triste destino che le attende, o tacere?
Vuotare il sacco (della mia esperienza) o aspettare che siano loro a scoprire tutto?
Di cosa parlo? Parlo di uomini o meglio, come li definiscono loro, dei maschi.
Come ho già detto, ho due figlie femmine e stanno entrando in quell'età in cui i maschi smettono di essere considerati semplicemente dei tipi un po' puzzolenti che occupano qualche banco in classe, e incominciano ad essere guardati con occhi un po' diversi.
Ecco, quello è il momento in cui, abbandonato quel mondo felice fatto di mamma, di vestitini rosa, di ricevimenti a casa Barbie (dove l'unico maschio ammesso è l'innocuo Ken) le figlie entrano in contatto con loro, con i maschi. E con tutte le complicazioni che questo comporta.
Non che i maschi siano complicati ... Non lo sono assolutamente: fanno poche cose, tipo correre dietro ad una palla, rotonda od ovale che sia, bere birra e fare rutti, impennare il motorino, sparare cazzate e ridere per due ore ...
Non sono cattivi: sono una specie quasi primordiale, che gira in branco, che si esprime con incomprensibili grugniti ...
Diciamolo: noi, mamme di figlie femmine, siano generalmente felici di avere figlie femmine, ne apprezziamo l'intelligenza, la capacità di esprimersi e di provare sentimenti, la sensibilità e, sotto, sotto proviamo un po' di compassione per le mamme di figli maschi: poco dialogo, divise da calcio da lavare, incomprensioni...
Ma poi, un giorno, tutto cambia.
Tua figlia, quel fiorellino spensierato, dolce, solare, brava a scuola, si innamora.
E da quel momento non si vive più.
L'oggetto del suo amore è, generalmente, un disastro, uno che solo qualche mese prima non avrebbe neppure degnato di uno sguardo ... Ma, ora, è innamorata e con l'amore, arrivano le lecrime, la sofferenza ...
E' inevitabile, è la genetica, è il diffente cromosoma: per quanto piccola sia, una ragazza pensa, soffre, analizza, sviscera, si fa domande, si dà risposte, prova sentimenti forti, si mette in discussione, propone, si evolve ...
Il maschio, no. Il maschio non fa e non vuole fare nulla di tutto questo.
Non è per cattiveria, queste complicazioni non fanno per lui. A maggior ragione nel momento in cui, avendo trovato una ragazza, ha risolto uno dei suoi principali problemi, quello di trovare una ragazza, appunto.
Cosa può chiedere di più? Quello gli basta, considera tutto il resto delle complicazioni inutili ...
E allora, di fronte a tanta indifferenza, la ragazza, vostra figlia, il vostro tesoruccio non si sente compresa, soffre, piange, si dispera...
E voi soffrite con lei.
E qui nasce il dilemma: dirle tutto, svelarle che quel ragazzo non è diverso dagli altri che incontrerà sulla sua strada, o tacere? Farle capire che pensare di cambiare un ragazzo è una follia, o assecondare i suoi sfoghi? Dirle di scappare finchè è in tempo o mentirle dicendole che tutto si sistemerà?
Che problemi, che dilemmi...
Beate le mamme di figli maschi, per loro è tutto sicuramente meno complicato!

sabato 2 ottobre 2010

Parole sante



“Metto per iscritto tutto quello che voglio ricordare. Così, invece di sprecare tanto tempo a cercare di ricordare che cosa ho scritto, spreco lo stesso tempo a cercare il foglio dove l’ho scritto”.

Mi sono appuntata (su un foglio, naturalmente) questa frase.
Non so dove l'ho trovata, non so di chi sia.
Però è perfetta. Come se l'avessi scritta io.

martedì 28 settembre 2010

Elogio del legnetto

Gioielli semplicissimi, eppure molto belli.
E' la bellezza del legnetto.
Quel fascino che non tutti vedono, ma al quale io non so resistere.
Fin da bambina, appena mi trovo in mezzo alla natura, incomincio a raccogliere legnetti.
Picccoli, nulla di appariscente, solo i legnetti più umili, quelli che nessuno considererebbe ...
Cosa me ne faccio? Niente, li guardo, li tocco, li annuso.
Da oggi, posso farne gioielli.
Un rospo che diventa principe.



Questo e molto altro qui

domenica 26 settembre 2010

Ho fatto un sogno (ancora)


Stanotte ho sognato che la mia password (*) mi inseguiva minacciosa.
Lo ammetto, io ho grossi problemi con la mia password, con quella parola di solito innocua, che agli altri evoca nomi familiari, ricordi di una vita, pensieri positivi.
Io, invece, con questa parola coltivo un contenzioso che non si esaurirà mai ...
Andiamo con ordine. Sarò registrata a qualcosa come 300 siti. Sono una sostenitrice del commercio on-line della prima ora, da quando ancora non esisteva paypal (santo paypal!) e avventurarsi in rete con la carta di credito veniva descritto come un'esperienza peggiore dell'inoltrarsi da sole di notte, in minigonna e con brillante da 4 carati al dito, in una zona malfamata della peggiore periferia malfamata di New York.
Io, in rete, compero di tutto.
Dalla lavatrice ai detersivi; dai vestiti ai libri. I regali per gli amici, gli addobbi di Natale, qualunque cosa. Compero in America, in ogni paese europeo, in Svezia, in Turchia, persino in Giappone (una volta anche in un sito non tradotto in inglese, mi chiedo ancora come ho fatto! Potenza dello shopping).
Andare in giro per negozi veri, reali, mi stanca, mi annoia un po', per me è molto più divertente acquistare qualcosa davanti al computer, magari di notte, magari con una tazza di tè in mano (sarò sincera, molto più spesso, in mano, ho una fetta biscottata con mezzo chilo di Nutella, ma questa è un'altra storia e magari un altro post, dedicato a questo "cibo degli dei").
Comunque, detto questo, tutti sanno che prima dello shopping sfrenato, c'è da espletare quella piccola, fastidiosa, incombenza della registrazione al sito...
Nome, cognome e il resto sono facili, per l'indirizzo e-mail devo solo pensare quale utilizzare, dato che all'inizio della mia avventura in internet avevo fatto il proposito di creare delle caselle di posta monotematiche: quella libero dedicata all'e-commerce, quella hotmail all'handmade, quella dello studio ai siti di lavoro, e così via... Proposito che, naturalmente, è andato ben presto a farsi benedire, con il risultato che ricevo imbarazzanti newsletters di ciabattoni tedeschi in feltro in studio e la segnalazione di nuove pubblicazioni utili per il mio lavoro nel computer di casa, in mezzo a quelle di perle, ferri da stiro, vestiti, ecc.
Comunque, tornando alla registrazione, quello che mi mette regolarmente in crisi è la scelta della password. Sembra facile, forse per tutti gli altri lo è, ma per me no.
All'inizio, la adeguavo al tipo di sito.
Tipo, per intendersi: "primobinario" sul sito Trenitalia, "stiromeglio" sul sito Stirella e così via.
Poi, ho capito che era troppo complicato. Quindi ho deciso di usare numeri facili, tipo il telefono. Ma neppure questa si è rivelata una buona idea, dato che quando ritornavo sul sito, magari a distanza di tempo, non ricordavo mai se avevo inserito il numero di casa, quello dello studio, il cellulare, con prefisso, senza ... Sbagliavo regolarmente e i siti non mi riconoscevano mai: vi assicuro che non è per niente una bella sensazione ...
Chiuso con i numeri, ho deciso di affidarmi ad una unica parola, da usare sempre e ovunque, sempre la stessa ...
Sembra facile, no? Trovata la parola, memorizzata, il gioco è fatto.
Ma mi sbagliavo: quelli che fanno i siti sono dei grandi bastardi ...
Mi capita spesso, infatti, di inserire baldanzosa la mia parola e vedere il sito che me la rifiuta.
Dice che è troppo lunga, troppo corta, che deve compendere anche numeri, che appartiene ad un altro utente, che sono già registrata con una password diversa ...
Un disastro.
Non so che fare!
Perchè la rete è così ostile con me?
Io la amo tanto e lei mi tratta così?
Dove ho sbagliato?


(*) termine inglese per "parola chiave", "parola d'ordine", o anche "parola d'accesso" in italiano - è una sequenza di caratteri alfanumerici utilizzata per accedere in modo esclusivo ad una risorsa informatica.
Wikipedia insegna

giovedì 23 settembre 2010

HELP!



Mia figlia mi ha chiesto di farle una sciarpa di lana.
Lana grossa, ferri grossi? Ho chiesto io, terrorizzata dall'idea che volesse qualcosa tipo pizzo, da lavorare con mohair e ferri n. 2.
E' andata per la lana grossa. Ci siamo accordate su coste o trecce ...
Dopo un passato da sferruzzatrice folle, non tocco i ferri da circa 10 anni ...
Qualche anima buona ha uno schema facile facile da segnalarmi?
Considerato che una sciarpa credo debba essere lunga almeno un metro e mezzo, considerato che l'inverno è alle porte e considerato che vi potrei dedicare non più di 10 minuti al giorno, avrei bisogno di un punto che progredisca almeno di 10 cm a ferro...
Non so se mi sono spiegata.
Ma considerato che, passato il periodo culla in cui potevo addobbarle come delle bambole (tanto non parlavano, almeno allora non esprimevano alcun dissenso!), le mie figlie hanno sempre snobbato le mie creazioni, i modelli che creavo per loro, non posso rimanere sorda a tale richiesta ...
Non vorrei poi sentirmi dire: "tu non fai mai niente per me!".
Che coraggio!
IO faccio TUTTO per loro!
Sciarpa compresa.