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mercoledì 22 febbraio 2012

Vorrei avere la febbre

Ma perchè le cose non accadono mai al momento giusto?
Quando ero piccola, la regola era che si stava a casa da scuola solo se la febbre era oltre i 38 gradi. A 37 e mezzo, secondo i miei, si stava benissimo e non c'era motivo per perdere un giorno di scuola. Il papà mi svegliava, con la mano sulla fronte misurava la febbre e poi decideva. Che tempi! Altro che termometri digitali che rilevano anche il centesimo di grado.
A 19 anni sono uscita di casa. Lavoravo per mantenermi e stare male era una grandissma seccatura, anche perchè vivevo da sola.
Mi sono sposata. Quando mi ammalavo io, invariabilmente si ammalava anche il maritino e si sa che gli uomini sono delle gran lagne. Lui stava sempre molto peggio di me (diceva), quindi anche se avevo la febbre sgambettavo per preparare brodini, spremute, sprimacciare cuscini, uscire a fare la spesa, ecc...
Poi sono arrivate le bambine. Quelle erano vere e proprie epidemie, che colpivano, in blocco e contemporaneamente, tutta la famiglia. Certi febbroni da cavallo, notti in bianco, sciroppini, vomiti, ecc. Solo che, mentre nel giro di due giorni, loro tornavano sanissime e piene di vita, a me durava tutto molto di più. Il risultato era: io mezza morta, in catalessi, con le occhiaie e loro due che zompettavano nel letto, allegre e pimpantissime. Era così raro avere la mamma a casa, loro festeggiavano così, non lasciandomi per un momento....
Ora, le figlie sono grandi, in grado di arrangiarsi e, alla bisogna, capaci persino di prepararmi un thé, un brodino, di andare a fare la spesa.
Avessi un gran febbrone, potrei viverlo in quel bellissimo stato di semi incoscenza, stare a letto tutto il giorno, leggere un po', sonnecchiare, guardare la tv, un po' di computer, qualcosa di dolce per attenuare il mal di gola ...
Una pacchia, insomma.
Peccato che siano almeno sette anni che non mi becco nulla. Tutto l'inverno senza manco un raffredddore, un mal di gola, una linea di febbre. Ma è possibile?
Non è giusto. Ho dato tanto e, ora che potrei, non ricevo nulla?
Che ingiustizia!


mercoledì 1 febbraio 2012

Mi arrendo

Più volte queste pagine hanno raccolto i miei sfoghi, dato conto di sconfitte e umiliazioni.
Più volte ho cercato aiuto e conforto, ma ora basta, anche io ho una dignità.
Dico BASTA, metto la parola fine, mi arrendo.
A cosa mi riferisco? Naturalmente alla mia battaglia con la tecnologia.
Battaglia sempre persa.
Ogni tanto mi sembra di intravvedere qualche barlume, ma sono lampi, subito spenti.
Come quelle che pesano 120 chili e si sentono e immaginano leggiadre libellule, anche io mi trovo ogni tanto a fantasticare.
Immagino di padroneggiare computer e programmi, di riuscire a dare concreta realizzazione alle idee e ai progetti che, copiosi e sempre nuovi, affollano la mia mente.
Mi impegno, studio, provo e riprovo, ma nulla, la macchina mi è sempre ostile, si ribella ai miei voleri, lasciandomi un senso di profondo sconforto.
Qualcuno potrebbe dire "hai marito e figlie che sono bravissimi, ferratissimi, che trascorrono le giornate con le faccia dentro video e ipad, chiedi a loro".
Per carità: ho fatto qualche tentativo, ma, DOPO, la sconforto è stato ancora maggiore, l'umiliazione più cocente.
Mi arrendo. Macchine, fate di me quello che volete.







PS - Questo post è stato ispirato dal mio tentativo di iscrivermi a Twitter. Sembrava così facile da usare ...maledetto uccellino.
Ma tornerò, ci puoi contare.

sabato 22 ottobre 2011

Errori

Ho commesso un grosso errore.
L'ho capito dopo tanti anni, ma devo riconoscerlo.
E accettarne le conseguenze.
Il punto è questo: NON ho foto di quando ero incinta.
Sembra una cosa di poco conto, ma non lo è.
Andiamo con ordine.
Quando ero più giovane ero molto magra. Nelle foto venivo malissimo. Non che adesso sia una meraviglia, ma stranamente i chili in più mi hanno dato un viso meno spigoloso, che in foto, nonostante le rughe, risulta più accettabile.
Evitavo, quindi, accuratamente le foto, dato che il rivedermi immortalata mi deprimeva profondamente...
Devo aver tediato profondamente marito ed amici dato che foto mie, dai 25 ai 38 anni, praticamente non ne esistono.
Poi ho avuto le figlie ed ho incominciato a pensare che sarebbe stato brutto, per loro, non avere neppure una foto con la loro mamma.
Immaginavo i possibili scenari: io morta da un pezzo e loro che si trovavano a dover giustificare con i loro figli di non avere neppure una foto della nonna (che sarei poi io). Mi rapivano e loro non potevano farmi cercare stante l'impossibilità di fornire ai giornalisti una mia immagine, se non quella della prima comunione. Pubblicavo, ormai ottantenne, un romanzo e non c'erano foto da pubblicare sul risvolto di copertina (vabbè che il mistero incrementa le vendite - vedi Salinger - ma meglio non rischiare).
Allora, per tutti questi motivi, ho incominciato a farmi forza e a non nascondermi davanti alla macchina fotografica.
Grazie ai chili acquistati e al fatto che, con una MAMMA, si è più comprensivi in fatto di estetica, i risultati potevano ritenersi decenti... Le mie figlie avrebbero avuto una foto della nonna, il telegiornale una faccia da sbattere in video, l'editore quella da inserire nel libro ...
Tutti contenti? Tutto risolto?
Credevo di sì e, invece, qualche giorno fa, la mazzata.
Mia figlia minore mi chiede "come faccio ad essere sicura di non essere stata adottata se non c'è nessuna foto di te con la pancia?" .... "Me lo diresti se fossi stata adottata?". E così via, in un crescendo di assurdità e paradossi degno del teatro di Samuel Beckett. E sua sorella: "Tutte le mamme hanno foto con la pancia, cosa ci nascondi?"
Oddio, non sapevo che dire, come giustificarmi.
Mi sono trovata all'improvviso nell'assurda condizione di dover fornire delle prove sulla circostanza solitamente più scontata della vita: sono la mamma, vi ho portato in pancia nove mesi, tu mi hai fatto vomitare per tre, con te sono stata ricoverata in ospedale per quindici giorni, quando vi ho visto appena nate ho pianto tanto...
Niente, in mancanza di prova fotografica, tutto ciò poteva non essere vero.
Ho invocato la fiducia, l'assurdità di una tale presa di posizione, la voce del cuore, i dogmi, chiamato il padre a testimone, esibito le ecografie ...
Loro mi guardavano e, da giovani che vivono nell'era dell'immagine e dell'apparenza, hanno concluso sorridendo che, in mancanza di prove certe, tutto potrebbe essere...
E' assurdo, ma è certo che se mi fossi fatta fotografare, ora non avrei questo problema.
Vai a prevedere il futuro!!


lunedì 3 ottobre 2011

Non sono pronta!

Gironzolando in rete ho incominciato a vedere i primi inequivocabili segnali del Natale.
E' troppo presto!
E quest'anno, a maggior ragione: indosso ancora i sandali, sabato ero al mare ...
Come posso pensare agli addobbi natalizi, ai regali, a tutto il resto?
Non sono pronta!
Aiuto!

mercoledì 14 settembre 2011

Poche parole

Un romanzo in sei parole.
Bella iniziativa del Corriere della Sera. qui
Virtù rara, la capacità di sintesi.
Virtù poco frequentata, ma della quale ci sarebbe tanto bisogno.
Ogni giorno di più.

lunedì 12 settembre 2011

Primo giorno di scuola

Che nostalgia di quelle manine agitate strette nella mia.
Delle cartelle nuove e dei quaderni scelti con così tanta cura.
Una figlia va all'università, l'altra al liceo.
Mi sa che oggi vado a riguardarmi le foto delle elementari.
Di nascosto, naturalmente. Senza farmi vedere.

venerdì 9 settembre 2011

Chi è quella vecchia riflessa nella vetrina?

Penso che non capiti solo a me di non riconoscersi nella signora di una certa età, con una figura un po' appesantita intravista per errore in una vetrina...
Io mi sento e mi ricordo ancora com'ero a vent'anni: giovane, magrissima, capelli corti e sigaretta in mano.
La vita mi ha dato tanto, non ho rimpianti, sono soddisfatta .. semplicemente non mi riconosco in quella signora che lo specchio e le vetrine si ostinano a mostrarmi. Cosa c'è di male?
Perchè dico questo? Perchè in questi giorni mia figlia si è iscritta all'università. La mia stessa facoltà (e giuro che l'idea di parlare con lei di diritto alla sera dopo cena o mentre preparo la pastasciutta, dopo 10 ore di lavoro in studio già mi annienta!).
Inevitabilmente la mente è andata ai miei 19 anni: quanto entusiasmo, quanta voglia di vivere, di fare, di imparare, di mettermi alla prova, quanto coraggio nell'affrontare le difficoltà, le cose nuove...
In mia figlia, che pure è una ragazza allegra, solare vedo molto poco di tutto questo.
C'è da dire che il futuro non è certo roseo per i ragazzi di oggi, c'è da dire che l'accesso a numero chiuso alle facoltà è deprimente e stressante, c'è da dire che sicuramente anche per colpa mia - dice mio marito - lei conduce una vita più facile e privilegiata di quella che ho vissuto io ...
Sicuramente le ragioni sono tante, ma mi dispiace non vedere nei suoi occhi, non sentire nella sua voce, l'entusiasmo che avevo io ..
L'entusiasmo che, tutto sommato, ancora ho, nonostante gli anni, le rughe, le difficoltà.
Forse è per quello che non riconosco quella signora nella vetrina ... ma è sicuramente quello che spesso mi fa ancora sentire una matricola di diciannove anni.

giovedì 17 febbraio 2011

Sempre in tema di personalizzazione

Ecco un altro fulgido esempio di quello che dicevo in tema di esasperazione nella personalizzazione.
Ci vuole una bella fantasia!
C'è anche però da dire che quando una è proprio appassionata appassionata, fatte ventidue sciarpe, berretti per tutto il parentado fino al quarto grado, scialli per tutte le stagioni, bisognerà pure inventarsi qualcosa di nuovo?




visto qui

domenica 26 settembre 2010

Ho fatto un sogno (ancora)


Stanotte ho sognato che la mia password (*) mi inseguiva minacciosa.
Lo ammetto, io ho grossi problemi con la mia password, con quella parola di solito innocua, che agli altri evoca nomi familiari, ricordi di una vita, pensieri positivi.
Io, invece, con questa parola coltivo un contenzioso che non si esaurirà mai ...
Andiamo con ordine. Sarò registrata a qualcosa come 300 siti. Sono una sostenitrice del commercio on-line della prima ora, da quando ancora non esisteva paypal (santo paypal!) e avventurarsi in rete con la carta di credito veniva descritto come un'esperienza peggiore dell'inoltrarsi da sole di notte, in minigonna e con brillante da 4 carati al dito, in una zona malfamata della peggiore periferia malfamata di New York.
Io, in rete, compero di tutto.
Dalla lavatrice ai detersivi; dai vestiti ai libri. I regali per gli amici, gli addobbi di Natale, qualunque cosa. Compero in America, in ogni paese europeo, in Svezia, in Turchia, persino in Giappone (una volta anche in un sito non tradotto in inglese, mi chiedo ancora come ho fatto! Potenza dello shopping).
Andare in giro per negozi veri, reali, mi stanca, mi annoia un po', per me è molto più divertente acquistare qualcosa davanti al computer, magari di notte, magari con una tazza di tè in mano (sarò sincera, molto più spesso, in mano, ho una fetta biscottata con mezzo chilo di Nutella, ma questa è un'altra storia e magari un altro post, dedicato a questo "cibo degli dei").
Comunque, detto questo, tutti sanno che prima dello shopping sfrenato, c'è da espletare quella piccola, fastidiosa, incombenza della registrazione al sito...
Nome, cognome e il resto sono facili, per l'indirizzo e-mail devo solo pensare quale utilizzare, dato che all'inizio della mia avventura in internet avevo fatto il proposito di creare delle caselle di posta monotematiche: quella libero dedicata all'e-commerce, quella hotmail all'handmade, quella dello studio ai siti di lavoro, e così via... Proposito che, naturalmente, è andato ben presto a farsi benedire, con il risultato che ricevo imbarazzanti newsletters di ciabattoni tedeschi in feltro in studio e la segnalazione di nuove pubblicazioni utili per il mio lavoro nel computer di casa, in mezzo a quelle di perle, ferri da stiro, vestiti, ecc.
Comunque, tornando alla registrazione, quello che mi mette regolarmente in crisi è la scelta della password. Sembra facile, forse per tutti gli altri lo è, ma per me no.
All'inizio, la adeguavo al tipo di sito.
Tipo, per intendersi: "primobinario" sul sito Trenitalia, "stiromeglio" sul sito Stirella e così via.
Poi, ho capito che era troppo complicato. Quindi ho deciso di usare numeri facili, tipo il telefono. Ma neppure questa si è rivelata una buona idea, dato che quando ritornavo sul sito, magari a distanza di tempo, non ricordavo mai se avevo inserito il numero di casa, quello dello studio, il cellulare, con prefisso, senza ... Sbagliavo regolarmente e i siti non mi riconoscevano mai: vi assicuro che non è per niente una bella sensazione ...
Chiuso con i numeri, ho deciso di affidarmi ad una unica parola, da usare sempre e ovunque, sempre la stessa ...
Sembra facile, no? Trovata la parola, memorizzata, il gioco è fatto.
Ma mi sbagliavo: quelli che fanno i siti sono dei grandi bastardi ...
Mi capita spesso, infatti, di inserire baldanzosa la mia parola e vedere il sito che me la rifiuta.
Dice che è troppo lunga, troppo corta, che deve compendere anche numeri, che appartiene ad un altro utente, che sono già registrata con una password diversa ...
Un disastro.
Non so che fare!
Perchè la rete è così ostile con me?
Io la amo tanto e lei mi tratta così?
Dove ho sbagliato?


(*) termine inglese per "parola chiave", "parola d'ordine", o anche "parola d'accesso" in italiano - è una sequenza di caratteri alfanumerici utilizzata per accedere in modo esclusivo ad una risorsa informatica.
Wikipedia insegna

mercoledì 14 aprile 2010

Mi devo preoccupare?

Oggi sono uscita di casa con due scarpe diverse.
Non diverse, diverse come potrebbero essere una tacco dodici e una ballerina...
Non proprio così, che comunque sarebbe stato meglio perché almeno avrei notato il dislivello nel passo.
Erano due tacco medio, ma molto, molto diverse.
Colore diverso, pellame diverso, una con la fibbia, l'atra con particolare in colore contrastante...
Non me ne sono assolutamente accorta. Poi mi telefona mia figlia e mi dice "mamma, credo tu abbia addosso due scarpe diverse". Il tono era titubante, sia per l'enormità della cosa, che per la malcelata preoccupazione sul mio stato mentale.. In fin dei conti è una brava figlia.
Abbasso lo sguardo e mi accorgo che è vero, ha ragione...
Il bello è che, pur provando a ricostruire come possa essere successo, dato che erano tutte e due nella scarpiera al loro posto, non ricordo nulla del momento in cui sono uscita...
Ero talmente di fretta, talmente assorta in mille pensieri che .... è successo. E' successo e basta.
Poco fa, quando sono rientrata dal lavoro, in casa tutti mi trattavano con una strana condiscendenza, mi guardavano in modo un po' strano ... cosa avranno voluto dire?
Non è che mi devo preoccupare?
Non è che devo interpretare il segnale e prenotare una vacanza prima di combinare qualcosa di più grave?
Tropici, arrivo!