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martedì 3 gennaio 2012

Vestivamo .... alla tedesca

Fosse stato per mia mamma, a vent'anni sarei andata ancora in giro con kilt e calzettoni. Lei riteneva fosse molto classico, molto fine, ma io mi sentivo tremendamente a disagio (per non dire del freddo alle ginocchia!).
Per sottrarmi alle imposizioni materne, pensa che ti ripensa, mi venne un'idea geniale: se avessi imparato a cucire, avrei potuto (forse - mia mamma era un tipo tosto!) indossare qualcosa di diverso, un po' più adatto ai miei sedici anni.
Mia mamma, l'osso duro, non sapeva neppure attaccare un bottone quindi, per imparare i primi rudimenti decisi di rivolgermi ad una vicina di casa (bei tempi, quelli, in cui c'erano le vicine di casa, ci si conosceva e frequentava ... ma questo è un altro post!).
Ricordo ancora la prima gonna cucita interamente con le mie mani, usando una vecchissima macchina da cucire appartenuta alla nonna. Mi sembrava uno strepitoso compromesso, pensato apposta per aggirare eventuali divieti: tartan rosso, ma neppure una piega, modello a tubo, un po' corto. Una meraviglia: e mia mamma non ebbe (quasi) nulla da dire.
Ero partita! Dalle mie mani usciva di tutto.
Per natale mi regalarono una macchina da cucire nuova. Un delirio!
Ed è qui che arrivano i tedeschi. Un giorno scoprii Burda.
Una rivista piena zeppa di cartamodelli. Una merviglia. Aveva solo un piccolo difetto: era tedesca!
Se la provenienza germanica era una garanzia di chiarezza e precisione delle istruzioni, era al tempo stesso un grosso limite per il tipo di abiti che proponeva. La Germania ha tantissimi pregi, la adoro, ma in fatto di moda non è il massimo.
Ricordo certi modelli assolutamente improponibili, vestiti a sacco, pantaloni a mezza gamba, giubbotti similmilitare e il tutto indossato nelle foto da rubiconde ragazzotte o signore taglia 54!
Sfogliare la parte riservata alle foto dei modelli era quasi sempre desolante, ma poi passavo alle pagine centrali, quelle riservate ai cartamodelli e lì, il vestito, la gonna, la camicia, eliminati i tessuti damascati, i bottoni di legno, gli accessori, appariva nella sua essenza, da modificare secondo le mie idee, le mie necessità...
E cucivo, cucivo, cucivo. Che bello!
Ho continuato a farlo fino a quando le mie figlie sono state piccole. Fino a quando ho capito che se avessi continuato a fargli indossare quei vestiti con maniche a palloncino e bottoncini a forma di cuore avrei fatto lo stesso errore che rimproveravo a mia mamma con i suoi kilt e i calzettoni.


martedì 27 settembre 2011

Gelato da passeggio




Da portare addirittura su un dito!
Più chic di così!
E il cucchiaino? Mah!?
Forse un po' troppo di tendenza.
Meglio un bel cono croccante.
Sicuramente meno chic, però...

qui

lunedì 26 aprile 2010

Si è capito?

Che mi piacciono gli anelli?
Si è capito che amo la Germania?
Si è capito che amo i gioielli made in Germany?
Siccome si è capito e siccome mi ripeto, ecco un indirizzo interessante, soprattutto per gli anelli, che mi sembrano veramente belli e originali.




Da vedere qui

sabato 10 aprile 2010

Sono il capitano della mia anima

INVICTUS
“Dal profondo della notte che mi avvolge, buia come il pozzo piu' profondo che va da un polo all'altro, ringrazio quali che siano gli dei per la mia inconquistabile anima.
Nella morsa della circostanze, non mi sono tirato indietro, né ho pianto.
Sotto i colpi d'ascia della sorte, il mio capo sanguina, ma non si china.
Più in là, questo luogo di rabbia e lacrime appare minaccioso ma l'orrore delle ombre, e anche la minaccia degli anni non mi trova, e non mi troverà spaventato.
Non importa quanto sia stretta la porta, quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino.
Io sono il capitano della mia anima”.

William Ernest Henley


quadro di Caspar David-Friedrich