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martedì 21 febbraio 2012

Guardo, dunque sono?

Un articolo apparso ieri sul corriere filosofeggiava sul successo di Pinterest.
Non condivido molto e non credo neppure che siamo schiavi delle immagini.
Perchè cercare sempre una spiegazione recondita?
Io Pinterest lo uso perchè ero stufa dei raccoglitori stracolmi di foto, ritagli di giornali, indirizzi ...
E' comodissimo. Raccolgo per me, unicamente per me.
E finiamola di demonizzare sempre tutto ...
O no?

lunedì 13 febbraio 2012

Non ci sono più i baci di una volta

Non è un post sulla crisi della coppia, sull'imbarbarimento dei rapporti umani, sulla difficoltà del relazionarsi con l'altro sesso ...
Nulla di tutto questo, anche se di materiale, a voler affrontare questi argomenti, ce ne sarebbe molto ..
L'argomento è un altro, non meno importante, comunque.
Vorrei parlare di Baci Perugina.
Uno dei dilemmi ai quali non ho mai saputo dare risposta, uno dei dubbi che più mi attanagliava era questo: "meglio i baci Perugina o i Ferrero Rocher?"
Sono una che in fatto di cioccolato può dire la sua, modestamente. Ma ciononostante, non sono mai riuscita a risolvere questo dilemma.
Appena finita una scatola da 36 di Rocher non avevo dubbi: decisamente più buoni dei baci. Poi bastava, magari, un solo Bacio mangiato al bar e cambiavo idea.
Non c'era lotta: vuoi mettere la nocciola del Bacio, il cioccolato, persino l'incarto, la stagnola ... E poi, quando ero piccola, i Rocher non c'erano, il sapore dell'infanzia, la mia madeleinette alla Proust, erano il Bacio Perugina.
Comunque, per farla breve, ieri ho risolto ogni dubbio.
Ho commesso l'errore di mangiare un Bacio. Che delusione! E qui mi riallaccio al titolo del post: non ci sono più i Baci di una volta. Quello che ho mangiato ieri ne era solo una brutta copia, una volgare imitazione.
Piccolo, striminzito, nocciola appena appena tostata, consistenza meno cremosa. Non c'era neppure il bigliettino melenso che io e le mie amiche collezionavamo da bambine e ci scambiavamo come facevano i maschi con le figurine dei calciatori.
All'interno un pezzetto di carta tipo quello dei biscotti della fortuna del ristorante cinese.
Sono un tipo scrupoloso e odio chi sputa sentenze e dà giudizi affrettati, soprattutto quando la rilevanza dell'argomento è tale da poter compromettere l'immagine di un prodotto o mettere in pericolo centinaia di posti di lavoro...
Oggi ne ho mangiato un altro, cambiando persino pasticceria.
Non posso, purtroppo che confermare il responso: vince il Ferrero Rocher.
E' LUI il mio cioccolatino preferito.

qui è suggerito persino un riciclo creativo dei pirottini.

mercoledì 1 febbraio 2012

Mi arrendo

Più volte queste pagine hanno raccolto i miei sfoghi, dato conto di sconfitte e umiliazioni.
Più volte ho cercato aiuto e conforto, ma ora basta, anche io ho una dignità.
Dico BASTA, metto la parola fine, mi arrendo.
A cosa mi riferisco? Naturalmente alla mia battaglia con la tecnologia.
Battaglia sempre persa.
Ogni tanto mi sembra di intravvedere qualche barlume, ma sono lampi, subito spenti.
Come quelle che pesano 120 chili e si sentono e immaginano leggiadre libellule, anche io mi trovo ogni tanto a fantasticare.
Immagino di padroneggiare computer e programmi, di riuscire a dare concreta realizzazione alle idee e ai progetti che, copiosi e sempre nuovi, affollano la mia mente.
Mi impegno, studio, provo e riprovo, ma nulla, la macchina mi è sempre ostile, si ribella ai miei voleri, lasciandomi un senso di profondo sconforto.
Qualcuno potrebbe dire "hai marito e figlie che sono bravissimi, ferratissimi, che trascorrono le giornate con le faccia dentro video e ipad, chiedi a loro".
Per carità: ho fatto qualche tentativo, ma, DOPO, la sconforto è stato ancora maggiore, l'umiliazione più cocente.
Mi arrendo. Macchine, fate di me quello che volete.







PS - Questo post è stato ispirato dal mio tentativo di iscrivermi a Twitter. Sembrava così facile da usare ...maledetto uccellino.
Ma tornerò, ci puoi contare.

martedì 11 ottobre 2011

Ma perchè anche l'umiliazione?

Vedo in vetrina un vestito molto carino.
Temo che non sia proprio la linea adattissima a me, lo so che poi ci resto male, ma decido di entrare.
La commessa sembra una studentessa, carina, normale.
Sembra innocua: penso che non mi potrà fare tanto male.
Entro e chiedo il vestito.
Cerca di farmi provare una taglia piccolissima: anche un bambino capirebbe, così ad occhio, che non ci entrerò mai.
Non cado nel tranello, non sono mica nata ieri.
Insisto per la taglia superiore.
Camerino microscopico, tenda che chiude male e lei, quella che sembrava una commessa persino umana, in agguato fuori, che mi aspetta.
Indosso l'abito, devo uscire perchè nel camerino microscopico questi disgraziati lo specchio non lo mettono...
Esco, avevo la sensazione che il vestito mi stia malissimo, ma quello che vedo riflesso nello specchio supera ogni mia più pessimistica previsione.
Un disastro: tira dappertutto, segna ogni minimo rotolino, è troppo scollato, ha una linea che penalizzerebbe anche una modella filiforme, il colore mi sbatte. Per di più fuori piove e indosso gli stivali da pioggia.
Vorrei ritirarmi nel camerino di corsa, dimenticare quello che ho visto, tornare indietro nel tempo, maledico il momento in cui ho deciso di entrare..
Ma non posso: lei, l'apparentemente innocua commessa, non mi molla ...
Dice che il vestito mi sta bene, che il colore mi dona, che ci sarebbero al massimo da accorciare un po' le maniche. Le maniche? Sono talmente umiliata che le maniche neppure le vedo ... "Aspetti prendo due spilli e le faccio vedere".
Farfuglio che pensavo che il modello fosse diverso, che forse non è molto adatto a me... Lei insiste: "Non è vero, le sta benissimo ... con gli stivali, poi. Questa linea le dona molto!" "Fossi in lei, però, proverei anche la taglia più piccola. Questa ditta ha taglie molto comode! Vuole abbinare una cintura?"
Mi manca l'aria, non so che dire.
Non solo il vestito mi sta da schifo e sono una culona sovrappeso che cerca di fare la giovane sfidando il ridicolo- e già questo basterebbe - ma questa ragazza mi sta anche umiliando.
Sono sopraffatta. Purchè tutto finisca in fretta, borbotto che lo prendo.
Pago e finalmente esco.
Appena sono fuori, ritorno in me e penso che non succederà mai più. La prossima volta che trovo una commessa del genere le dico "ma brutta stronzetta, non lo vedi che faccio schifo, abbi rispetto per una che potrebbe essere tua madre, ma come ti permetti di dire che mi sta bene? Lo so che vuoi solo umiliarmi. Adesso chiamo i carabinieri e vediamo se lo perdi questo brutto vizio. Tu e tutte le tue colleghe!".
Gliela faccio vedere io, la prossima volta ...

P.S: questo vestito non lo metterò mai, neppure lo tolgo dal sacchetto ...devo solo trovare qualcuno a cui regalarlo.

mercoledì 14 settembre 2011

Poche parole

Un romanzo in sei parole.
Bella iniziativa del Corriere della Sera. qui
Virtù rara, la capacità di sintesi.
Virtù poco frequentata, ma della quale ci sarebbe tanto bisogno.
Ogni giorno di più.

venerdì 9 settembre 2011

Chi è quella vecchia riflessa nella vetrina?

Penso che non capiti solo a me di non riconoscersi nella signora di una certa età, con una figura un po' appesantita intravista per errore in una vetrina...
Io mi sento e mi ricordo ancora com'ero a vent'anni: giovane, magrissima, capelli corti e sigaretta in mano.
La vita mi ha dato tanto, non ho rimpianti, sono soddisfatta .. semplicemente non mi riconosco in quella signora che lo specchio e le vetrine si ostinano a mostrarmi. Cosa c'è di male?
Perchè dico questo? Perchè in questi giorni mia figlia si è iscritta all'università. La mia stessa facoltà (e giuro che l'idea di parlare con lei di diritto alla sera dopo cena o mentre preparo la pastasciutta, dopo 10 ore di lavoro in studio già mi annienta!).
Inevitabilmente la mente è andata ai miei 19 anni: quanto entusiasmo, quanta voglia di vivere, di fare, di imparare, di mettermi alla prova, quanto coraggio nell'affrontare le difficoltà, le cose nuove...
In mia figlia, che pure è una ragazza allegra, solare vedo molto poco di tutto questo.
C'è da dire che il futuro non è certo roseo per i ragazzi di oggi, c'è da dire che l'accesso a numero chiuso alle facoltà è deprimente e stressante, c'è da dire che sicuramente anche per colpa mia - dice mio marito - lei conduce una vita più facile e privilegiata di quella che ho vissuto io ...
Sicuramente le ragioni sono tante, ma mi dispiace non vedere nei suoi occhi, non sentire nella sua voce, l'entusiasmo che avevo io ..
L'entusiasmo che, tutto sommato, ancora ho, nonostante gli anni, le rughe, le difficoltà.
Forse è per quello che non riconosco quella signora nella vetrina ... ma è sicuramente quello che spesso mi fa ancora sentire una matricola di diciannove anni.

sabato 14 maggio 2011

Messaggio cifrato

Sintesi perfetta di quello che sento, di quello che sono e vorrei essere.
Non ritengo sia necessario aggiungere altro.
Chi lo vive, capisce.

mercoledì 13 aprile 2011

Mi intristisco da sola

La banca online ha eliminato la seccatura delle code allo sportello, e consente di avere sempre sotto controllo le operazioni.
Mi sono resa conto che ha anche un altro vantaggio: ha eliminato l’estratto conto cartaceo e la necessità di verificarlo per individuare eventuali errori, che ora sono immediatamente rilevabili online.
E ha eliminato anche il senso di sconforto che la lettura del mio estratto conto bimestrale mi dava –arrecava.
Troppe spese? Conto in rosso? Commissioni bancarie spropositate?
No, nulla di tutto questo.
Se è vero che lo stile di vita, le abitudini di una persona si ricavano dal suo secchio della spazzatura, è altrettanto vero che anche l’estratto conto consente di capire tante cose …
Oggi, per una piccola contestazione con la banca, ho dovuto stampare il mio e, in un attimo, dato che per le spese uso quasi esclusivamente il pos, si è materializzata davanti ai miei occhi tutta la miseria, la pochezza della mia vita.
A parte affitto e bollette, la voce più ricorrente era quella del supermercato vicino a casa.
Seguiva, per frequenza, la macelleria del signor Antonio e la pulitura a secco della signora Marcella.
Negozi? Qualcuno, ma quelli low cost dove mi trascinano le figlie per i LORO acquisti.
Abbonamento del tram per le figlie.
Parrucchiere? Poco e importi modesti, giusto quella piega di corsa, che neppure ho il tempo per la posa della maschera per capelli che la mia parrucchiera dice che mi farebbe tanto bene ...
Ristorante? No, ma diciamo che quando ci vado paga mio marito (almeno quello!).
Quattro pagamenti in libreria.
Tre regali, uno all'amica che ha partorito e due per le amiche delle figlie.
Una visita medica.
La stoffa per le tende da sole.
Varie all'IKEA (è una di quelle tre volte all'anno in cui riesco a trascinarci mio marito).
Manutenzione della caldaia.
Calze e calzini (tutti gli altri erano spariti).
Un negozio misterioso, del quale non riconosco nè nome nè indirizzo.

Ma insomma, che vita è mai questa! Che depressione, che squallore.
Diciamo che oltre al bancomat uso anche la carta di credito. Diciamo che gli acquisti presso i negozi alla moda, le vacanze, il centro benessere, i viaggi sono tutti lì dentro ...
Diciamo così.

venerdì 25 marzo 2011

Raccontami una storia

Frecciarossa. Otto del mattino.
Sto andando a Milano per lavoro.
Mi guardo in giro, mi piace tanto farlo.
Qualche giorno fa ho visto per caso in tv quel "diversamentesimpatico" di Antonello Piroso che intervistava Pupi Avati.
Ha detto (Avati) delle cose che mi sono molto piaciute. Parlava delle persone e della banalità del volersi uniformare alla massa. Ognuno di noi ha una storia e quella storia lo rende unico.
Quando sono in treno, in autobus, non riesco a non pensare che ciascuna delle persone attorno a me avrebbe molto da raccontare e del piacere che io trarrei dall'ascoltare le loro storie.
Non è farsi gli affari degli altri, è voglia di condividere, di sentirsi vicini agli altri, per comprendere che troppo spesso si è vittime di pregiudizi che andrebbero evitati e superati.
Immagino un treno nel quale non si paga il biglietto e nel quale condizione per viaggiare è la disponibilità a raccontare qualcosa di sè o ad ascoltare la storia di un altro.
Si arriverebbe a destinazione arricchiti, più felici, magari con qualche nuovo amico...
Ieri, in treno, sul sedile di fronte al mio è seduta una signora sulla sessantina, vestita semplicemente, scarpe comode, occhiali sul naso. Sonnecchia, ma tiene in grembo un grosso libro, del quale non riesco a vedere la copertina.
Dopo un po' si sveglia e incomincia a leggere.
Ho un sussulto: sta leggendo uno dei miei libri preferiti, un inno all'amore, alla gioia, alla solarità, alla speranza .. Teresa Batista stanca di guerra di Amado.
Vorrei parlarle, ma mi trattengo. Maledette convenzioni...
Resisto, ma infilando il cappotto per scendere dal treno, le sorrido e le dico che sta leggendo uno dei libri che ho amato di più. Mi sorride anche lei e mi dice che anche a lei piace, che è il primo libro di Amado che legge, ma che sicuramente ne leggerà altri...
Le dico di farlo e la lascio quasi con dispiacere.
Sento che avremmo potuto essere amiche. Che avremmo potuto raccontarci tante cose ...

giovedì 20 gennaio 2011

Sarebbe facile ...

Dare la colpa ad una certa persona.
In realta "quella certa persona" il computer me l'ha sistemato in un paio di giorni.
Velocità mai vista.
Peccato per la deformazione professionale che, da buon medico, l'ha indotto a tenermi inchiodata per un pomeriggio a spiegarmi quale era il problema tecnico e quali erano stati i suoi interventi... A me!? A me che non ci capisco nulla, che l'unica variante che conosco è: computer che funziona/computer che non funziona?
A me che, anche dal medico, chiedo espressamente di essere lasciata nell'ignoranza ...?
Cos'è tutta questa mania, in ogni campo, di spiegare cosa si è fatto, come, perchè?
Coda di paglia, forse? Devo avere il dubbio che l'idraulico che ha passato tutta la mattinata da me per lo scarico della lavastoglie e che mi chiede 100 euro abbia, in realtà, solo stretto una guarnizione? Devo credere che mio marito abbia fatto solo finta di occuparsi del mio computer per tutta una sera, mentre, in realtà, ci ha messo 5 minuti e per il resto ha giocato a solitario?
No, io ripongo la massima fiducia e, siccome la ripongo, poi non voglio spiegazioni tecniche delle quali, tra l'altro, non comprendo nulla....
E mio marito si secca pure se non capisco, quindi, devo anche fingere interesse, seguire il discorso, improvvisare qualche domanda qui e là ...
Ad ognuno il suo lavoro, il suo ruolo ...
Come quando si giocava da bambini: "facciamo che io ero la signora con il computer rotto e tu il marito che lo aggiustava".
Molto più semplice, dico io.
Comunque, dopo queste considerazioni, diciamo che il computer funzionava, ma io non sapevo cosa dire ... Non avevo nulla da dire.
Crisi creativa, considerazioni del tipo "beh, in fondo senza computer si può stare benissimo".
IO schiava di internet? Mai! Molto meglio una bella passeggiata (diciamo che le temperature polari di questi giorni non aiutavano molto, in questo ...).
Troppe parole? Troppe parole inutili?
Cerchiamo l'essenza? La sostanza?
Deliro?
Forse.
Non so, sono un po' confusa.

giovedì 30 dicembre 2010

Buon Anno!



Buon Anno di cuore
a chi si accontenta di quello che ha
a chi non è invidioso della felicità degli altri
a chi pensa che dare sia meglio che ricevere
a chi ogni giorno cerca di avere un gesto, una parola, per gli altri
a chi non volta la faccia dall'altra parte
a chi cerca di non gridare
a chi non è egoista
a chi pensa che, a volte, basta poco per cambiare le cose
a chi cerca di cambiarle
a chi è convinto che l'unione fa la forza
a chi sa che al cuore non si comanda
a chi combatte ogni giorno una piccola o grande battaglia
a chi non si arrende
a chi crede che i fatti, l'esempio, siano più importanti delle parole

a tutte quelle persone, insomma, che vorrebbero un mondo migliore e si impegnano un po' per averlo, per ottenerlo almeno per i propri figli!
Ma anche a tutti gli altri. Altrimenti come fa il mondo a migliorare?

giovedì 18 novembre 2010

Computer & computer

Lavoro tutto il giorno al computer.
Leggo e scrivo cose noiose, che raramente si potrebbero definire appassionanti.
E’ lavoro, mi dà da mangiare, qualche soddisfazione, qualche incazzatura, ma non lascia scampo, si deve fare.
Per il lavoro, c’è il computer dello studio.
Per casa, c’è il computer di casa.
Essendo maritata con un uomo che, per una forma patologica contratta ormai molti anni fa, cambia computer con la frequenza con la quale altri cambiano i calzini, mentre per il computer di studio possiedo sempre l’ultimo modello super accessoriato (che poi io sappia utilizzarlo per un quinto delle sue potenzialità, non importa, è particolare insignificante!), quello di casa è ... un avanzo. Ossia l'ultimo rimasto nel giro frenetico di computers acquistati per rincorrere sempre l’ultimo modello e ridistribuiti in famiglia.
L'ultimissimo modello è di mio marito, il suo vecchio passa alla primogenita, che trasferisce il suo alla sorella...
Quello che avanza ... diventa mio!
Non c'è verso di far capire a mio marito che io mi trovavo benissimo con il vecchio, che c'erano raccolti tutti i miei dati, le mie ricette, gli indirizzi, i siti ...
Mio marito mi guarda con compatimento, come si guarda chi non capisce nulla e pronuncia la fatidica frase, quella che detesto: "Non preoccuparti, ti faccio io il trasferimento di tutti i dati".
Le prime volte, fiduciosa, ci ho creduto. Ora so, invece, che, se anche (e sottolineo anche) me lo fa, devo insistere, implorare per almeno un mese.
E quando provvede, il trasferimento è sempre del tutto parziale, sommario.
Dice di non avere tempo, si lamenta della mia ignoranza (ma a casa si usa Apple e in studio - oltre ad avere un tecnico che arriva appena lo chiamo - windows) e, lamentandosi come se gli chiedessi di scalare una montagna, in realtà fa finta di trasferire i miei dati.
Ritrovo solo la metà delle mie cose, ma in compenso, nella posta trovo tutti gli indirizzi dei precedenti utilizzatori, le foto degli amici di mia figlia e qualcosa di mio qua e là ...
Un disastro. Dicono che il trasloco di casa sia un trauma secondo solo alla perdita di una persona cara. Non è vero: l'anno scorso ho cambiato casa ed è stato quasi divertente, il vero trauma per me è cambiare computer.
Ora il mio pc è veramente agli sgoccioli, la ventola fa un rumore da bimotore, la pila ha una autonomia di meno di un'ora, ma dentro ci sono tutte le mie cose e mi trovo benissimo...
Ma ieri ho sentito mio marito parlare con un amico di un nuovo computer.
Mi sa che ci risiamo ...

venerdì 29 ottobre 2010

Si fa presto a dire vintage

Un post della mia amica Antonietta di lovepotiondesign mi ha fatto ragionare sul fatto che tante di quelle cose che 20 anni fa mi sembravano (beata gioventù!) vecchie cianfrusaglie, ora sarebbero un prezioso .. vintage!
Gli orecchini a fiore in plastica o smalto che mia mamma indossava soprattutto al mare (era una donna sobria, durante l'anno, ma in vacanza si sbizzarriva!); quei sandali infradito gioiello, quei cappelli, quel cerchietto con piume indossato al matrimonio dello zio Tonino e che di nascosto provavo davanti allo specchio. Il beautycase rigido, i guanti di pelle morbidissima, la borsa da picnic...
Oggi sarebbero bellissimi, molto chic, ma, purtroppo, non ci sono più...
Tutto buttato, disperso, regalato. E il guaio è che questo brutto vizio di buttare via tutto, di fare spazio, di sentirsi oppressa dagli oggetti, io l'ho ereditato da mia mamma.
Che era ancora peggio di me e che, oltre alle cose sue, ha buttato via anche le cose della sua mamma e della sua nonna. Io ho completato l'opera: generazioni di cose perdute irrimediabilmente.
Ora me ne pento, ma solo un po'. In fin dei conti, anche se non stanno nei bauli o negli armadi di ricordi di mia mamma o di mia nonna ne conservo tanti... nel cuore.
Per fortuna, l'orrida abitudine sembra essersi interrotta, perchè ora c'è mia figlia piccola, che va regolarmente a rovistare tra le cose che io vorrei buttare e conserva, conserva, come una formichina...
Non ha certo preso da me, ma dal papà che, al contrario, non butta niente (neppure il rotolo finito della carta igienica, ma quello non credo sia attitudine al collezionismo ...). E poichè mio marito ha preso da suo padre, che a sua volta aveva preso dal nonno, la mia soffitta è ugualmente piena di scatoloni che, invece che contenere pizzi, trine e bijoux, sono stracolmi di giornalini, figurine, macchinine, modellini di aerei, trenini vecchissimi, gemelli e orologi da tasca..
"Tutte cose da maschio" dicono le mie figlie con disgusto e continuano ad interrogarmi sulla possibilità che, in fondo a quegli scatoloni che mio marito ha portato in dote, sia nascosto qualche oggetto femminile, qualche tesore che le possa interessare ...
Quasi quasi, compero qualcosa al mercatino e glielo spaccio per un ricordo di famiglia, per oggetto appartenuto alla bisnonna ...
Così le faccio contente.
E prometto, la smetto di buttare via tutto ...
Altrimenti l'unica cosa "vintage" in casa rimango io!

martedì 14 settembre 2010

Magari fosse vero



E invece, di errori ne faccio tanti, ogni giorno.
Sbaglio a preoccuparmi troppo.
Sbaglio ad accollarmi i problemi di tutti.
Sbaglio a voler fare dieci cose contemporaneamente, ad affollare la mia mente di troppi pensieri tutti insieme.
Sbaglio a non dedicarmi di più a me stessa, a non fare le cose che mi piacciono.
Sbaglio a mangiare troppi dolci.
Sbaglio ad accettare la cafonaggine.
Sbaglio (regolarmente) la combinazione vincente del Superenalotto.
Sbaglio, perché non sono assolutamente fisionomista, la bancarella dove compero la frutta al mercato (ma sono anche i venditori indiani ad assomigliarsi un po' tutti!).
Sbaglio a credere che con la dolcezza si ottenga tutto.
Sbaglio a credere che parlare risolva tutti i problemi.
Beh, insomma, mica posso essere perfetta!
Voi non sbagliate mai?

giovedì 8 aprile 2010

Ma che ci faccio qui?

Questa mattina sono a casa dal lavoro.
Ammalata? Licenziata? In vacanza?
No, peggio, molto peggio: sono a casa per seguire dei lavori.
Da me funziona così: mio marito non può perdere neppure cinque minuti di lavoro, io invece ( secondo lui!) giornate intere.
E allora, ogni volta che in casa c'è qualche lavoro da fare, io sono la "designata", quella che si deve sacrificare...
E fin qui, potrei anche accettarlo. La cosa peggiore è che vengo lasciata a casa a sovrintendere tutta sola agli interventi più disparati.
Mi potrebbe stare bene dover assistere il tappezziere per le tende o il divano nuovo, ok anche per l'idraulico (è un classico, si sa) o il pittore con il quale scegliere la nuance per la parete del salotto... Sarebbero delle passeggiate, troppo facile: io vengo regolarmente lasciata sola con i tecnici dei computer, con gli elettricisti che devono installare il più sofisticato sistema di rete telematica in tutta la casa (sgabuzzino compreso, perché anche lì, secondo mio marito, una adeguata ricezione è assolutamente indispensabile), con quelli dell'antenna senza cavo, stereofonica, stroboscopica e chi più ne ha più ne metta..
Mio marito è un fissato di tutte queste cose, mai pago di tecnologia, di innovazione.
Ok, io non ho niente da obiettare, non mi lamento se non riesco neppure a far funzionare il minipimer perché anche quello, in casa mia, è super tecnologico e, quindi, complicatissimo...
Quello di cui mi lamento e che mi chiedo è: ma perché non rimane a casa lui, a sovrintendere a questi lavori? Perché farmi subire l'umiliazione di essere trattata come una povera deficiente, che non riesce a rispondere alle più elementari (per loro!) domande? Perché costringermi a rimanere per tutta la durata dell'intervento al telefono con lui, nel tentativo di comprendere aspetti tecnici per me assolutamente astrusi e di rispondere in modo sensato a domande incomprensibili.
Perché non rimane a casa lui? Perché? Perché, invece di farmi mille raccomandazioni, di darmi mille indicazioni, di arrabbiarsi con me se poi il lavoro non lo soddisfa, non si arrangia?
Io queste cose non le capisco. Mi pare che una volta fosse tutto diverso: le donne si occupavano delle cose da donne e gli uomini di quelle da uomini...
Ora non più. Solo che, mentre gli uomini con la scusa dell'emancipazione femminile, non si occupano più di nulla, noi donne ci occupiamo sia delle cose da donne, che di quelle da uomini...
Non se ne può più....
"Come dice? Dove passa il cavo della rete per la presa ...? Non ne ho la più pallida idea, aspetti che telefono a mio marito.."
Basta, questa è l'ultima volta!



Bei tempi, questi!