mercoledì 10 novembre 2010
domenica 7 novembre 2010
Anelli
Ho già detto che vado matta per gli anelli? Almeno dieci volte?
Vabbè, mi ripeto, sarà l'età.
Ma la mia è una passione troppo forte, che coltivo con grande impegno ...
Fin da piccola.
Facevo anelli con la carta stagnola dei cioccolatini, con la lana, con le perline, con qualunque ferretto trovassi in giro ...
Ricordo ancora un trauma subito quando avrò avuto sette o otto anni. Sicuramente ne porto ancora i segni.
Nello svolgimento di un tema nel quale mi sarà stato chiesto di descrivere cosa avevo fatto durante le vacanze di Natale o durante quelle estive (niente!, diceva sempre mia figlia piccola, cercando di convincermi che non c'era possibilità di aggiungere altro e che si poteva anche consegnare così, perché la cosa importante era non dire bugie alla maestra!), scrissi "Ho fatto molti anelli". La maestra sottolineò con la penna blu il verbo fare e aggiunse che non si poteva usare, che avevo sbagliato, che gli anelli non si fanno, ma si .. indossano, si portano ...
E io, anche se avrei voluto urlarle che gli anelli li facevo proprio, che ero una artista del gioiello, una promessa dell'oreficeria, timida come sempre annuii con aria afflitta.
Nonostante il trauma infantile, o forse, proprio, grazie a quello, continua la mia passione per gli anelli.
Questi mi piacciono molto



qui
Vabbè, mi ripeto, sarà l'età.
Ma la mia è una passione troppo forte, che coltivo con grande impegno ...
Fin da piccola.
Facevo anelli con la carta stagnola dei cioccolatini, con la lana, con le perline, con qualunque ferretto trovassi in giro ...
Ricordo ancora un trauma subito quando avrò avuto sette o otto anni. Sicuramente ne porto ancora i segni.
Nello svolgimento di un tema nel quale mi sarà stato chiesto di descrivere cosa avevo fatto durante le vacanze di Natale o durante quelle estive (niente!, diceva sempre mia figlia piccola, cercando di convincermi che non c'era possibilità di aggiungere altro e che si poteva anche consegnare così, perché la cosa importante era non dire bugie alla maestra!), scrissi "Ho fatto molti anelli". La maestra sottolineò con la penna blu il verbo fare e aggiunse che non si poteva usare, che avevo sbagliato, che gli anelli non si fanno, ma si .. indossano, si portano ...
E io, anche se avrei voluto urlarle che gli anelli li facevo proprio, che ero una artista del gioiello, una promessa dell'oreficeria, timida come sempre annuii con aria afflitta.
Nonostante il trauma infantile, o forse, proprio, grazie a quello, continua la mia passione per gli anelli.
Questi mi piacciono molto



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venerdì 5 novembre 2010
A contatto con la natura
Cosa c'è di meglio che sferruzzare sotto un albero?

Da "The One Hundred. Cento capi e accessori che una donna di classe deve possedere" di Nina Garcia e disegni Ruben Toledo (De Agostini)

Da "The One Hundred. Cento capi e accessori che una donna di classe deve possedere" di Nina Garcia e disegni Ruben Toledo (De Agostini)
mercoledì 3 novembre 2010
Less is more - parte seconda
"MENO è più. Sottrarre per aggiungere. Alleggerirsi per liberarsi. Sono gli slogan del nuovo minimalismo. Che non è un movimento artistico o letterario: è una filosofia di vita. I suoi seguaci si autodefiniscono "Generazione Zero": zero come il numero di cose, oggetti, bagagli, di cui aspirano a circondare la propria esistenza .... Alle condizioni giuste, tuttavia, "less is more" può diventare una attrazione irresistibile: una rinascita, una liberazione, una rivoluzione. "Vogliamo tutto", gridavano i loro padri nel 1968 e nel 1977. "Non vogliamo niente", rispondono quelli della "Generazione zero". Niente, perlomeno, di quello che si compra a dismisura, si accumula, si chiude in un armadio o si ripone su uno scaffale, spesso per dimenticarlo lì".
Questo articolo è apparso ieri su Repubblica. Proprio mentre io, nel mio piccolissimo, esaltavo analoghi principi, elogiavo e propugnavo il "Less is more". Che coincidenza.
Accidenti come sono moderna. Ora riesco a spiegarmi questa mia mania del buttare tutto, questa aspirazione a vivere con poco (a parte le eccezioni delle quali ho già parlato).
Appartengo anch'io alla "Generazione Zero".
Ora che mi sono "catalogata" mi sento molto meglio!
Mi stupisco di quanto sono avanti.
Per essere ancora più moderna, vado a buttare un altro mezzo chilo di ritagli inutilizzabili di stoffa e una ventina di buste di carta dei negozi...
Questo articolo è apparso ieri su Repubblica. Proprio mentre io, nel mio piccolissimo, esaltavo analoghi principi, elogiavo e propugnavo il "Less is more". Che coincidenza.
Accidenti come sono moderna. Ora riesco a spiegarmi questa mia mania del buttare tutto, questa aspirazione a vivere con poco (a parte le eccezioni delle quali ho già parlato).
Appartengo anch'io alla "Generazione Zero".
Ora che mi sono "catalogata" mi sento molto meglio!
Mi stupisco di quanto sono avanti.
Per essere ancora più moderna, vado a buttare un altro mezzo chilo di ritagli inutilizzabili di stoffa e una ventina di buste di carta dei negozi...
martedì 2 novembre 2010
Less is more
Motto del famoso Ludwig Mies van der Rohe (*), architetto e designer tedesco
Meno è più, ovvero "eliminare, sfrondare, semplificare" ..
E' un concetto che ho sposato in pieno, ultimamente; ha preso persino il posto del precedente "tritare, mescolare, sbattere" tratto da "antidolorificomagnifico" (**) di Jovanotti (mio filosofo di riferimento... ma questa è tutta un'altra storia).
Comunque, se mio marito si lamenta per il frigo vuoto e ha il coraggio di ipotizzare che io non abbia avuto voglia di andare a fare la spesa, ora posso guardarlo con aria di sufficienza e scandire "less is more".
Il cassetto dei calzini è vuoto? "Less is more"!
Per il week end a Roma il bagaglio è tutto nel portatrucco? "Less is more"
Mia figlia si lamenta perchè le ho dato solo 5 euro di paghetta? "Less is more", tesorino mio.
Ma che famiglia antica, come siete poco all'avanguardia, che banali ...
Dimenticavo: come in tutte le filosofie di vita ci sono, naturalmente, le dovute eccezioni: il motto non vale per l'armadio delle mie scarpe, per le sciarpe, per le scatole di the, per la collezione di cuori che invade ormai due intere pareti, per..
Ma, insomma, persino Van der Rohe avrà sicuramente fatto qualche eccezione...
Non vorrei mai che si dicesse che sono un'integralista.
* Wikipedia
** qui
Meno è più, ovvero "eliminare, sfrondare, semplificare" ..
E' un concetto che ho sposato in pieno, ultimamente; ha preso persino il posto del precedente "tritare, mescolare, sbattere" tratto da "antidolorificomagnifico" (**) di Jovanotti (mio filosofo di riferimento... ma questa è tutta un'altra storia).
Comunque, se mio marito si lamenta per il frigo vuoto e ha il coraggio di ipotizzare che io non abbia avuto voglia di andare a fare la spesa, ora posso guardarlo con aria di sufficienza e scandire "less is more".
Il cassetto dei calzini è vuoto? "Less is more"!
Per il week end a Roma il bagaglio è tutto nel portatrucco? "Less is more"
Mia figlia si lamenta perchè le ho dato solo 5 euro di paghetta? "Less is more", tesorino mio.
Ma che famiglia antica, come siete poco all'avanguardia, che banali ...
Dimenticavo: come in tutte le filosofie di vita ci sono, naturalmente, le dovute eccezioni: il motto non vale per l'armadio delle mie scarpe, per le sciarpe, per le scatole di the, per la collezione di cuori che invade ormai due intere pareti, per..
Ma, insomma, persino Van der Rohe avrà sicuramente fatto qualche eccezione...
Non vorrei mai che si dicesse che sono un'integralista.
* Wikipedia
** qui
domenica 31 ottobre 2010
venerdì 29 ottobre 2010
Si fa presto a dire vintage
Un post della mia amica Antonietta di lovepotiondesign mi ha fatto ragionare sul fatto che tante di quelle cose che 20 anni fa mi sembravano (beata gioventù!) vecchie cianfrusaglie, ora sarebbero un prezioso .. vintage!
Gli orecchini a fiore in plastica o smalto che mia mamma indossava soprattutto al mare (era una donna sobria, durante l'anno, ma in vacanza si sbizzarriva!); quei sandali infradito gioiello, quei cappelli, quel cerchietto con piume indossato al matrimonio dello zio Tonino e che di nascosto provavo davanti allo specchio. Il beautycase rigido, i guanti di pelle morbidissima, la borsa da picnic...
Oggi sarebbero bellissimi, molto chic, ma, purtroppo, non ci sono più...
Tutto buttato, disperso, regalato. E il guaio è che questo brutto vizio di buttare via tutto, di fare spazio, di sentirsi oppressa dagli oggetti, io l'ho ereditato da mia mamma.
Che era ancora peggio di me e che, oltre alle cose sue, ha buttato via anche le cose della sua mamma e della sua nonna. Io ho completato l'opera: generazioni di cose perdute irrimediabilmente.
Ora me ne pento, ma solo un po'. In fin dei conti, anche se non stanno nei bauli o negli armadi di ricordi di mia mamma o di mia nonna ne conservo tanti... nel cuore.
Per fortuna, l'orrida abitudine sembra essersi interrotta, perchè ora c'è mia figlia piccola, che va regolarmente a rovistare tra le cose che io vorrei buttare e conserva, conserva, come una formichina...
Non ha certo preso da me, ma dal papà che, al contrario, non butta niente (neppure il rotolo finito della carta igienica, ma quello non credo sia attitudine al collezionismo ...). E poichè mio marito ha preso da suo padre, che a sua volta aveva preso dal nonno, la mia soffitta è ugualmente piena di scatoloni che, invece che contenere pizzi, trine e bijoux, sono stracolmi di giornalini, figurine, macchinine, modellini di aerei, trenini vecchissimi, gemelli e orologi da tasca..
"Tutte cose da maschio" dicono le mie figlie con disgusto e continuano ad interrogarmi sulla possibilità che, in fondo a quegli scatoloni che mio marito ha portato in dote, sia nascosto qualche oggetto femminile, qualche tesore che le possa interessare ...
Quasi quasi, compero qualcosa al mercatino e glielo spaccio per un ricordo di famiglia, per oggetto appartenuto alla bisnonna ...
Così le faccio contente.
E prometto, la smetto di buttare via tutto ...
Altrimenti l'unica cosa "vintage" in casa rimango io!
Gli orecchini a fiore in plastica o smalto che mia mamma indossava soprattutto al mare (era una donna sobria, durante l'anno, ma in vacanza si sbizzarriva!); quei sandali infradito gioiello, quei cappelli, quel cerchietto con piume indossato al matrimonio dello zio Tonino e che di nascosto provavo davanti allo specchio. Il beautycase rigido, i guanti di pelle morbidissima, la borsa da picnic...
Oggi sarebbero bellissimi, molto chic, ma, purtroppo, non ci sono più...
Tutto buttato, disperso, regalato. E il guaio è che questo brutto vizio di buttare via tutto, di fare spazio, di sentirsi oppressa dagli oggetti, io l'ho ereditato da mia mamma.
Che era ancora peggio di me e che, oltre alle cose sue, ha buttato via anche le cose della sua mamma e della sua nonna. Io ho completato l'opera: generazioni di cose perdute irrimediabilmente.
Ora me ne pento, ma solo un po'. In fin dei conti, anche se non stanno nei bauli o negli armadi di ricordi di mia mamma o di mia nonna ne conservo tanti... nel cuore.
Per fortuna, l'orrida abitudine sembra essersi interrotta, perchè ora c'è mia figlia piccola, che va regolarmente a rovistare tra le cose che io vorrei buttare e conserva, conserva, come una formichina...
Non ha certo preso da me, ma dal papà che, al contrario, non butta niente (neppure il rotolo finito della carta igienica, ma quello non credo sia attitudine al collezionismo ...). E poichè mio marito ha preso da suo padre, che a sua volta aveva preso dal nonno, la mia soffitta è ugualmente piena di scatoloni che, invece che contenere pizzi, trine e bijoux, sono stracolmi di giornalini, figurine, macchinine, modellini di aerei, trenini vecchissimi, gemelli e orologi da tasca..
"Tutte cose da maschio" dicono le mie figlie con disgusto e continuano ad interrogarmi sulla possibilità che, in fondo a quegli scatoloni che mio marito ha portato in dote, sia nascosto qualche oggetto femminile, qualche tesore che le possa interessare ...
Quasi quasi, compero qualcosa al mercatino e glielo spaccio per un ricordo di famiglia, per oggetto appartenuto alla bisnonna ...
Così le faccio contente.
E prometto, la smetto di buttare via tutto ...
Altrimenti l'unica cosa "vintage" in casa rimango io!
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